Giro Cicloturistico dell'
Islanda
(Estate 1998)

Islanda

Diario di viaggio del CICLASPIS in ISLANDA (1998)
[per gentile concessione della fam. Patriarca]

Partecipanti:

Eliseo Patriarca (padre)
Gabriele Patriarca (figlio)
Francesco Mariani (nipote)
Paolo Moretti
A casa: Chiara Tavecchio (moglie/madre/zia), Erika Patriarca (figlia/sorella/cugina)
 

Km. totali 1261,6
 
 

Mercoledì 8 luglio 1998

Giro di Reykjavik, km. 24.3
Arriviamo a Keflavik alle 00.30 del 8 Luglio ci sono 8° C e il tempo è coperto. Con l'autobus arriviamo al campeggio alle 2:30, è molto bello, ma facciamo subito conoscenza con il vento d'Islanda. Montiamo le tende in fretta e andiamo a dormire.
Ci svegliamo alle 9:00, sballiamo subito le bici, e le troviamo in ottimo stato. Ci registriamo al campeggio e paghiamo per due notti 1500K. (La corona islandese vale 25 £) Andiamo subito a fare la spesa, trovando una panetteria con pane fresco e un super ben fornito; facciamo colazione alle 12:00, dopodiché ci avviamo, naturalmente in bici, a visitare Reykjavik.
Il tempo è buono, ma freddo, siamo sui 8°-10°. La città è bellissima, molto colorata, con scorci panoramici molto suggestivi.
Primo guaio con la bici di Francesco, a cui hanno rubato la pompa, per cui giriamo un po' per trovarne una, nell'unico negozio di bici in città ? e uno dei due o tre di tutta l'Islanda -, peraltro ben fornito.
Alle 7:00 siamo in campeggio per la cena, fatta all'aperto con temperature molto basse: bistecca di maiale con piselli e caffè bollente finale.
 

Giovedì 9 Luglio 1998

Reykjavik-Laugarvatn, km. 81.3
Sveglia alle 7:00 un po' difficoltosa. Il tempo è ancora splendido. Smontiamo il campo, facciamo colazione e partiamo alle 9:45. Dopo essere usciti da Reykjavik su una specie di autostrada, ci dirigiamo nell'interno, verso Thingvellir e il lago omonimo. Zone splendide, paesaggi incredibili, assenza di antropizzazione quasi completa. Ad Almannagia è evidente la fenditura tra l'Europa e l'America, fenomeno grandioso e singolare. Dopo aver lasciato il lago, affrontiamo il primo sterrato di 16 km., abbastanza difficoltoso, se si pensa che è una strada nazionale. Lo sterrato si rivela ancor più difficile in discesa, dove Gabri perde i guanti, e col freddo che fa…..
Durante il percorso siamo rimasti tutti senz'acqua, meno male che ad un certo punto abbiamo trovato un ruscello e così ci siamo dissetati come natura comanda.
Alle 20:15 abbiamo raggiunto il campeggio di Laugarvatn, cenato con wurstel e piselli e carote, e alle 23:15, dopo una favolosa doccia calda, a letto. Il costo del campeggio è di 800 Kr.
 

Venerdì 10 Luglio 1998

Laugarvatn-Hella, km. 77,5
Sveglia tardi, alle 8:00, tempo coperto, umido di notte. Colazione e partenza alle 10:15.
Percorso ondulato con temperatura fresca fino ad Hella, dove arriviamo, un bel po' stanchi, alle 18:15. In via del tutto eccezionale, prendiamo un bungalow a 2250 Kr. Il campeggio è notevole, e la cena la consumiamo in un attrezzatissimo, e accogliente locale. Uova al tegamino con funghi e fagioli. Alle 22:30 a letto dopo un tea e caffè, a secondo dei gusti.
 

Sabato 11 Luglio 1998

Hella-Hùsadalur, km. 55,2
Sveglia, finalmente (e meno male), alle 7:00. Dopo colazione telefonate varie a casa, dove comunichiamo, troppo presto, che è tutto OK e il tempo è bello. Partiamo alle 9:15 e quasi subito troviamo vento contrario che ci ammazza di fatica. Quando abbandoniamo l'asfalto per lo sterrato…inizia a piovere. A pranzo troviamo un provvidenziale fienile, dove dopo mangiato, ci riposiamo ben bene. La pioggia continua, per cui ci bardiamo e continuiamo il viaggio. All'imbocco della pista per Thorsmörk affrontiamo il primo guado; foto ed emozioni primordiali e premature. I guadi diventano innumerevoli, dopo un po' non stiamo nemmeno più a rimetterci gli scarponcini, ma pedaliamo con le ciabatte di gomma, e alla fine, di fronte al più ampio e profondo, con grossi guai meccanici di Gabri, chiediamo aiuto agli ultimi turisti che passano. Alle 21:00 ci raccoglie l'ultimo autobus, cosiddetto di linea, che con guadi assurdi ci porta a Hùsadalur, dove, per 1550 Kr., prendiamo un bungalow, soprattutto perché alle 23:30 siamo stanchi morti e non abbiamo nessuna voglia di montare le tende. Andiamo a letto, dopo una cenetta calda, alle 00:45.
 

Domenica 12 Luglio 1998

Hùsadalur-Hella, km. 34,7
Sveglia alle 8:10 con una giornata da urlo, della quale approfittiamo subito per una passeggiata in luoghi, e con scenari, da urlare. Dalla cima del monte Valahnùkur, che pur essendo di soli 485 m. presenta una flora tipicamente di alta montagna, si gode un panorama a 360° su di un paesaggio unico e incredibile. Alle 15:30 riprendiamo l'autobus, per la verità noi veniamo caricati sul camion che fa da scorta all'autobus in caso di difficoltà nei guadi, e dopo innumerevoli guadi (11 dei quali fatti anche da noi ieri), un'ora di viaggio e 23 km. ripartiamo sui nostri cavalli d'acciaio e a sera siamo di nuovo al campeggio di Hella, dove però, stavolta, mettiamo la tenda per il costo di 900 Kr.
 

Lunedì 13 Luglio 1998

Hella-Fluthir, km. 54,7
Sveglia alle 7:10 e partenza alle 9:15, siamo quasi arrivati alle 2 ore canoniche tra la sveglia e la partenza. Rifacciamo il percorso inverso di Venerdì, il tempo è nuvoloso e freddino, verso l'interno si apre, e a pranzo (dove Francesco procura la prima bucatura del giro), si scoppia di caldo. Va detto che scoppiare di caldo significa avere qualcosa come 15°-17°. Purtroppo nella nostra direzione si prepara un tempo d lupi, che evitiamo per un soffio, arrivando a Fluthir alle 15:00, e appena al coperto viene giù il diluvio con anche un po' di grandine. Per questo prendiamo due stanze in una scuola per 2900 Kr. La cena è a base di pasta e fagioli, minestrone e crauti al pomodoro,…chissà stanotte!
 

Martedì 14 Luglio 1998

Fluthir-"Grand Hotel Sandà", km. 52,7
Sveglia alle 7:00 e partenza alle 9:00. Il tempo è così così, ma tende al bello e affrontando l'ennesimo sterrato, ci immergiamo in un paesaggio pastoral-bucolico. Nell'attraversamento di un ponte prendiamo il primo contatto con il fiume Hvità, quello che forma le cascate di Gulfoss. Arriviamo a Geysir alle 12:00 e godiamo di uno spettacolo, di soffiate, bellissimo, e poi ammiriamo le varie polle di acqua calda, e il vecchio geiser che non butta più perché i turisti l'hanno riempito di sassi. Dopo pranzo raggiungiamo Gulfoss. Non ci sono parole! E' uno spettacolo che va visto! Alle 17:00 affrontiamo la F35 per l'interno con un forte vento contrario; avanziamo in un paesaggio lunare; dove dormiremo? Le nostre speranze si realizzano quando incontriamo un capanno che sarà il nostro Grand Hotel Sandà. Siamo al riparo dal vento e facciamo un'ottima cenetta e infine a nanna alle 10:15 cullati dall'ululato del vento.
 

Mercoledì 15 Luglio 1998

"Grand Hotel Sandà" - Hvitarnes, Km. (duri) 35,5
Data la notte di tregenda con vento e pioggia, e una mattina molto simile, la sveglia è stata ritardata fino alle 9:40, e dopo trastulli e pensamenti vari, siamo partiti alle 12:15 per Hvitarnes. Il percorso è abbastanza duro, soprattutto  a causa del vento contrario che è molto forte e anche freddo, le salite sono dure, ma fortunatamente brevi. Dopo una sosta alle 16:30, molto di fortuna, e cioè rinchiusi in un rimorchio per cavalli, freddo, ma almeno senza vento, dove ci siamo fatti due panini veloci, ci distacchiamo dalla pista principale ed entriamo in un percorso desertico con bufere di sabbia e insabbiamenti vari e dopo 10 km. di sofferenza arriviamo al bel rifugio di Hvitarnes sul lago Hvitarvatn, con il ghiacciaio Langjökull che libera iceberg a tutto spiano. Il pernottamento, per due notti, ci costa 4800 Kr. Facciamo una bella cenetta calda, con gli altri ospiti che fanno fior di bistecche alla brace, che ci fanno abbastanza gola. La ritirata sarà influenzata da quando questi finiranno il loro casino.
 

Giovedì16 Luglio 1998

Giorno di riposo.
La sveglia è libera, per cui ci svegliamo alle 8:40. Dopo colazione Paolo fa 4 passi e poi ci saluta. Veniamo a sapere, dagli ospiti nuovi giunti qui, che l'autobus l'ha caricato, per cui sappiamo che ce l'ha fatta. Nel pomeriggio anche noi cerchiamo di raggiungere il lago, ma senza successo. La guardiana del rifugio ci informa che c'è un percorso molto a monte, per evitare l'acquitrino, di 8 h. circa. Per cui rientriamo e ci dedichiamo alla lettura fino a cena. Nanna alle 21:30.

Venerdì 17 Luglio 1998

Hvitarnes-Blonduos, Km. 48,3 (20 nell'interno e 28,3 dopo)
Sveglia alle 7:00, stanotte ha piovuto forte, ma stamane è variabile, come al solito. Si parte alle 9:00 e come meta davanti a noi, solo il deserto. Subito un bel guado di una trentina di metri e poi il solito su e giù e il vento, pazzesco, contro. Alle 13:00 ci fermiamo, disperati, dietro una roccia e smontiamo il bagaglio, per attendere l'autobus. Non ne possiamo più, rinunciamo a percorrere la restante parte del tratto di pista che attraversa gli unici deserti d'Europa.. Alle 14:00 l'autobus ci carica a mala pena: un'altra bici non ci stava, ne aveva già 4. Dopo vari giri, peraltro attraverso paesaggi stupendi, alle 18:00 scendiamo sulla N.°1. Rimontiamo, con molta fortuna, le bici, quella di Francesco infatti, nello scarico, ha perso un dado di fissaggio della ruota, miracolosamente ritrovato da un bambino islandese. In 2 ore facciamo i 27 km. che ci separano da Blonduos, dove andiamo a dormire alle 23:00, dopo una doccia bollente che ci ha tolto di dosso oltre alla fatica, anche tutta la terra che il vento ci ha buttato addosso, e dopo una bella bisteccona che siamo stati costretti a mangiare in tenda, dato che il campeggio non offriva nessun luogo all'uopo.

Sabato 18 Luglio 1998

Blonduos-Thingeyrar, Km. 30,3
Sveglia libera, comunque non poltriamo mai molto, e mattinata dedicata alla sistemazione delle bici dopo la polvere dell'interno islandese. Abbiamo così scoperto come mai in ogni distributore di benzina c'è un luogo con acqua e spazzoloni, anche le nostre bici hanno subito il trattamento di lavaggio automobilistico, e poi il gestore, gentilmente, ci ha fornito di olio per rilubrificare il tutto. Abbiamo fatto la spesa in un vero Super e abbiamo pranzato nel patio di un bungalow del campeggio per ripararci dal vento; ma va!? Indi ci avviamo per la nostra, modesta, meta odierna: Thingeyrar, una chiesetta in cima ad un dosso che domina il lago Hop, ed è uno dei punti storici più importanti d'Islanda, anche se la chiesetta attuale risale al 1870 circa. Qui, purtroppo, abbiamo il primo incidente meccanico serio: il portapacchi di Gabri si rompe. Naturalmente il tutto in un luogo isolato lontano dal più vicino negozio ciclistico o di un meccanico. Fortunatamente il proprietario della fattoria di Thingeyrar, dove pianteremo le tende per la notte, ci assicura il suo aiuto per l'indomani. Dopo una doccia calda e un pranzo caldo, gentilmente ospitati all'interno dell'antico edificio della fattoria, con anche del latte fresco fornitoci dal proprietario, andiamo a letto alle 22:00.
 

Domenica 19 Luglio 1998

Thingeyrar-Vesturhòpshòlar, km. 58
Sveglia comoda, perché il proprietario ci ha detto che ci darà una mano alle 10:00 circa. E, ringraziando il cielo proprio oggi che è domenica, nell'officina della fattoria troviamo un portapacchi, residuo di una bici del figlio del proprietario, e riusciamo ad adattarlo alla bici di Gabri. Tutta questa ospitalità, comprensiva di assistenza meccanica, ci è costata solo 2000 Kr. Ringraziando calorosamente, partiamo alle 12:00 per la nostra meta odierna che è la penisola vi Vatnsnes. Dopo aver fatto la spesa per 2 giorni, che saranno necessari per girare intorno alla penisola, finalmente, dopo una settimana, riusciamo a telefonare a casa e trovo la Chiara!! Neanche a dirlo per tutto il pomeriggio abbiamo il vento contro, e che vento, che ci fa viaggiare ad una velocità di 6-8 km/h. Il paesaggio, comunque, è notevole e ci ripaga della fatica. Alle 19:30, dopo aver sputato sudore e sangue, arriviamo ad un Ostello della Gioventù, peccato che sia pieno. Un ragazzo gentilissimo, proprietario della fattoria dove c'è l'Ostello, si fa in quattro per aiutarci, e ci dà anche dei masochisti per essere qui e non in Italia al caldo. Lui non può darci ospitalità, ed è molto dispiaciuto di ciò, ma ci suggerisce un bel posto per la tenda in riva al mare, attrezzato con latrina (sigh), oppure chiedere alla fattoria successiva. Decidiamo che piantare la tenda in riva al mare con il vento freddo che tira non è il massimo della vita. Per cui do un'occhiata ad uno dei fienili della fattoria, con il consenso della proprietaria. Sto per valutare il secondo fienile, quando la figlia della proprietaria dice che fa troppo freddo per dormire in un fienile, e ci dà, gentilmente, l'uso di una casetta con tutti i servizi, televisione compresa, e pure 3 l. di latte. C'è sicuramente un santo protettore dei ciclisti, che ci assiste! Non trovo altre parole per questa disponibilità, nei nostri confronti. Alle 23:00 circa si dorme.
 

Lunedì 20 Luglio 1998

Vesturhòpshòlar - Hvammstangi, km. 52,3
Sveglia, normale, alle 7:00 e partenza alle 8:50, dopo aver ringraziato e pagato la misera somma di 750Kr. a testa, e ci avviamo lungo la penisola. Alle 10:15 arriviamo sulla punta più a nord della penisola, e anche di tutto il nostro giro, dove troviamo una colonia di foche, che riusciamo a mala pena ad avvicinare per documentare con una foto passabile. Qui sperimentiamo, per la prima volta, l'irascibilità, delle sterne. Quando ripartiamo, alle 11:30, vediamo i primi esseri umani dalla partenza, più di 2h e mezzo fa, e sono turisti come noi!! A mezzogiorno arriviamo ad un gruppo di fattorie, Tjörni, con una chiesetta. Chiusa! Speravo di usarla come luogo riparato per il pranzo. Per cui chiediamo ad un signore della fattoria, dove poterci mettere, fienile o simili, e questo, gentilmente, ci offre ospitalità all'interno di casa sua, dalla quale esce un tepore irresistibile. Accettiamo ben volentieri. A questo punto qualsiasi parola è insufficiente a spiegare l'ospitalità che ci ha offerto questo samaritano islandese. Al termine, salutiamo e ringraziamo il nostro benefattore (al quale faremo poi arrivare, dall'Italia, un regalo di ringraziamento) e pian-pianino, raggiungiamo, alle 17:00 Hvammstangi, dove ci accampiamo nell'unico posto riparato dal vento, del campeggio: di fronte ai servizi, che usiamo anche come cucina e sala da pranzo! Questo grazie all'estrema pulizia del luogo, e soprattutto, grazie al fatto che i servizi sono riscaldati. Sarebbe stato uno spettacolo da filmare! Fortunatamente per tutto il tempo c'eravamo solo noi al campeggio, che si è “riempito” di ben 5 tende, solo a sera. Ritirata alle 21:30, dopo un Pow-Wow con “l'Insegnante”. (Trattasi di whisky Teacher's)
 

Martedì 21 Luglio 1998

Hvammstangi-Fattoria non meglio identificata , km. 69,6
Avendo deciso di passare in banca, per trovare il modo di farmi arrivare un po' di soldi da casa, e sapendo che la banca apre alle 10:00 (alla faccia del comodo!), ce la siamo presa un po' troppo comoda e siamo arrivati in banca alla 10:20, senza nemmeno aver fatto la spesa; e tutti questi ritardi hanno comportato dei casini indescrivibili. Dopo aver concordato con l'impiegato bancario, il da farsi per avere dei soldi in una filiale di banca più avanti sul nostro percorso, siamo partiti, con destinazione Brü, alle 11:30, ed essendo praticamente tutta discesa e con vento a favore, siamo arrivati in tempo all'ufficio postale di Brü per poter telefonare alla Banca in Italia. Tutto questo a causa del fuso orario, che assommato al ritardo generale, mi ha fatto telefonare in Italia quando erano in pausa pranzo. Per questo, e perché negli uffici postali c'è il telefono pubblico, siamo dovuti arrivare fino all'ufficio postale seguente. A questo punto il DRAMMA!: Manca la mia agenda elettronica! Dopo una telefonata fatta con il gentile aiuto dell'impiegata postale, all'ufficio postale di Hvammstangi, viene ritrovata nella cabina telefonica. Dopo aver scartato tutti i mezzi proposti dall'impiegata, l'agenda mi ritorna grazie ad una signora che svolge qualche tipo di servizio tra i due uffici, e che arriva in macchina alle16:00. Il tempo l'abbiamo ammazzato trastullandoci nel bar-ristorante della stazione di servizio, dove tra l'altro abbiamo approfittato degli avanzi sui tavoli vicini. A quel punto, risolto il problema dell'accredito (spero), si parte con meta alquanto nebulosa. Vento contro. Salite. Sterrato. Brughiera e nebbia. Freddo. Alle 19:00 avvistiamo una fattoria, dove, con un po' di difficoltà nel rintracciare i proprietari, che tra l'altro parlano poco l'inglese, troviamo riparo sotto un tetto, di fienile spoglio,  battuto da un vento che sembra tirare giù tutto. E per stare più caldi montiamo le tende all'interno del fienile. Mangiamo ad una temperatura di 5°, ma almeno siamo al riparo dal vento. Siamo anche riusciti ad avere un litro di latte appena munto per la colazione. A nanna alle 22:30.
 

Mercoledì 22 Luglio 1998

Fattoria non meglio identificata-Kvennabrekka, km 66,9
Sveglia, dopo una notte di tregenda, alle 7:00. La peggior notte del giro, finora. Facciamo colazione con il latte offertoci dalla nonna, scorbutica, della fattoria. Più che latte è panna! Ci laviamo la faccia ad una temperatura di 3°. E' un giro per uomini VERI!. Si parte alle 8:55, e per quasi tutto il giorno abbiamo, finalmente, il vento in poppa. Abbiamo qualche guaio con la pedivella di Francesco, che comincia a svitarsi, e non abbiamo la chiave a brugola giusta. Il paesaggio è sempre grandioso, e da mezzogiorno in poi, con il sole, ancor di più. Alle 17:00 Gabri dà forfait, per cui troviamo da accamparci nel prato di uno chalet di due anziani coniugi, molto cortesi, che ci cercano anche la chiave a brugola per Francesco. Ma senza fortuna. Alle 21:15 a nanna.
 

Giovedì 23 Luglio 1998

Kvennabrekka-Grundarfjödur, km. 80
Alle 2:00 di stanotte abbiamo avuto un cambiamento nel tempo: è calato il vento. Per cui, prevedendo che la mancanza di vento poteva significare acqua mi sono premunito di coprire meglio bici e bagaglio. Alla sveglia delle 7:00 infatti piove. Al nostro risveglio, la signora ci ospita nel suo prato, ci invita a fare colazione con lei. E che colazione!. Dopo gli oramai consueti scambi di indirizzi, ci avviamo, verso la casa di alcuni amici dei nostri ospiti, dove troveremo la chiave per la pedivella di Francesco. Dopo la sistemazione, che non sarà ancora definitiva, partiamo sotto un cielo plumbeo e minaccioso. La pioggia va e viene, e dopo la sosta di mezzogiorno, diventa battente. Questa volta l'ospitalità islandese non è stata all'altezza: siamo in una stalla di pecore, fredda, senza fieno, e senza un luogo adatto a sedersi per pranzare e riposarsi. Ci arrangiamo comunque alla meno peggio, e abbiamo anche il solito litro di latte fresco, questa volta l'abbiamo comprato (non ci è stato offerto), dai proprietari della fattoria dove siamo fermi. Ci bagniamo, e infanghiamo, in maniera indegna. Viaggiare su strade sterrate sotto la pioggia, ci fa capire, una volta di più, come mai in Islanda, ogni stazione di servizio è dotata di un angolo di lavaggio auto. Dobbiamo arrivare, in ogni caso, a Grundarfjödur, dove, nella locale banca, dovrei trovare l'accredito che ho richiesto tre giorni prima. E dove sogniamo una doccia liberatoria calda. Non si dice da quanto tempo non la facciamo! Il tipo di campeggio non è come me lo aspettavo. Il tempo inclemente, oltre alla giornata infame, ci consiglia, però, di pernottare nella casa del campeggio, dove, dopo aver lavato con la canna dell'acqua, bici e bagaglio per poterli portare in camera senza infangare tutta la casa, facciamo la meritata doccia calda. E dopo un meritato pasto caldo, andiamo a letto alle 22:45.
 

Venerdì 24 Luglio 1998

Grundarfjödur-Olafsvik, Km. 40,5
Sveglia libera per riposarci, ulteriormente, delle fatiche di ieri. In mattinata riesco ad entrare in possesso dell'accredito chiesto Martedì, ed anche a parlare con qualcuno a casa, Erika, e non con la segreteria telefonica. Alle 12:30 siamo pronti a partire, ma decidiamo di fare una passeggiata ad una vicina cascata. Luoghi e paesaggi stupendi, peccato che il cielo è coperto, però non piove. Pranziamo su dei tavoli fuori della casa che ci ha ospitato e alle 15:30, e sotto un cielo plumbeo, facciamo i 28 km che ci separano dalla nostra meta odierna: Olafsvik, dove arriviamo alle 17:30, e dove intravediamo, da molto lontano, un gruppo di balene. A cena mi concedo finalmente una birra Viking alcolica, comprata nella rivendita, che chiude alle 18:00, di prodotti alcolici. Ma se questa è birra alcolica: “era meglio morire da piccoli”! Piantiamo la tenda nel solito campeggino striminzito, e alle 22:00 a nanna.
 

Sabato 25 Luglio 1998

Olafsvik-Brekkubaer, km. 57,7
Sveglia, normale, alle 7:00 con la brutta sorpresa che, al Sabato, da queste parti i negozi aprono alle 13:00. Per cui ci  avviamo, sotto il solito cielo plumbeo, verso la punta estrema della penisola di Snaefellsnes. Il paesaggio è stupendo, si attraversano campi di lava con formazioni fantastiche. La strada attraversa i luoghi dove le sterne stanno allevando i loro piccoli, per cui sono molto rabbiose nei confronti di chi entra nel loro territorio, e non esitano ad attaccare. Con i ciclisti riescono anche ad ottenere qualche risultato, ma con le auto hanno la peggio: la strada è disseminata di sterne morte. Vediamo i primi crateri, e le pietre laviche, su cui si cammina, sono bellissime, coperte di un muschio morbidissimo. I chilometri da fare sono relativamente pochi, ma faticosi per via dello stato incredibile in cui versano queste strade. La maggior parte delle macchine islandesi sono delle 4x4, e gli islandesi si gasano a percorrere queste strade in un modo un po' troppo disinvolto, sollevando nuvole di polvere - che noi poveri ciclisti siamo costretti a subire - e conciando di conseguenza il fondo stradale. Con fatica ci guadagniamo un campeggio fantastico a Brekkubaer dove, oltre a noi, c'è soltanto un'altra tenda di una famigliola, che incredibile, ma vero, è dell'impiegato della banca da dove ho chiesto l'accredito. Mangiamo, comodamente e al caldo, in un salone attrezzato per ospitare decine di persone. Veniamo poi a sapere che qui si riuniscono, una volta all'anno, delle persone che predicano la pace e la spiritualità, e infatti nel campeggio è stata costruita, attorno ad un grosso cristallo di quarzo, una forma circolare, che, vagamente, richiama la struttura di Stonehenge, e anche il luogo è particolare perché è posta tra lo Snaefelljökull e lo Stapafell. Due montagne con centri di forza grandissimi, come dicono chi ci crede. A nanna alle 23:15.
 

Domenica 26 Luglio 1998

Brekkubaer-Eldborg, km. 91,2
Sveglia alle 7:30, con il solito tempo uggioso e piovviginoso. In giornata ne prendiamo tanta e ancora sullo sterrato! Diamo una veloce visita alla comunità che ci ha ospitato, e bisogna dire che il luogo è molto bello e tranquillo. Ripartiamo alle 10:20 e fatti 5 km. (2.5 sulla strada principale) ci troviamo di fronte una spianata superaffollata e un campeggio strapieno. Siamo, così, più che contenti della nostra scelta di ieri sera, che ci ha portati, deviando dalla strada principale, in quel luogo calmo e idilliaco! Il luogo si chiama Arnarstapi, dove c'è uno strano figuro di pietra che rappresenta un famoso poeta locale, ma soprattutto è bellissima la scogliera con formazione laviche e basaltiche, stupende. La più famosa  è un arco naturale basaltico che si chiama Gatklettur. Si riparte, speranzosi di trovare un negozio, perché le nostre scorte sono al lumicino. Restiamo delusi da una località molto rinomata, dove, però, c'è soltanto un lussuosissimo albergo -- tra l'altro strapieno -- e una chiesetta; sul muretto della quale mangiamo quel poco che abbiamo, sotto una pioggerellina fastidiosa, e lo sguardo allibito di turisti pulmanati. L'unico negozio è a 37 km. e lo ragguingiamo bagnati, infangati e stanchi. Facciamo provviste e telefono a casa alla Chiara e poi ci dirigiamo verso il campeggio di Eldborg a 23 km. Ivi giunti decidiamo per la sistemazione nella scuola, annessa all'albergo, dove facciamo una bellissima doccia calda e anche un po' di bucato. Abbiamo tutto l'edificio scolastico solo per noi, per cui in un'aula dormiamo, con il nostro sacco a pelo, e nell'altra ceniamo lautamente, anche con una birra, finalmente alcolica di 7°, comprata nel ristorante dell'albergo ad un prezzo di vino d'annata. Alle 23:30, stanchi ma belli puliti, e dopo aver fatto sicuramente, la tappa più lunga del giro, andiamo a nanna.
 

Lunedì 27 Luglio 1998

Eldborg-Borgarnes, km. 56,1
Sveglia libera, ma comunque alle 8:00, e dopo colazione partenza per una tappa che dovrebbe essere di tutto riposo. Il tempo è sempre variabile e qualche doccetta ce la prendiamo. A mezzogiorno visitiamo il cratere di Eldborg, veramente bello. Ci vuole un'ora di cammino, da una fattoria dove lasciamo le bici, e si percorre un sentiero in mezzo a betulle nane. Dalla cime del cratere la vista spazia su un panorama bellissimo di campi lavici e paludi salmastre. Al ritorno pranziamo alla fattoria, dove chiedo un litro di latte, e anche stavolta me lo fanno pagare. Con calma ci avviamo verso Borgarnes, dove arriviamo alle 17:30, abbastanza stanchi da un tipo di percorso non proprio consono a noi ciclisti, e cioè lunghi rettilinei con su e giù continui, che stroncano. Infatti Gabri, su queste strade, scoppia. Durante la cena ricomincia a piovere e ci costringe ad un fuggi-fuggi in tenda; per cui la cena è un po' incasinata. Andiamo a letto, stanchi, alle 21:30.
 

Martedì 28 Luglio 1998

Borgarnes-Akranes, Km. 49,6
La sveglia delle 7:00 ci porta, come al solito, un tempo molto variabile ed uggioso. Dopo una breve visita a Borgarnes ci incamminiamo verso Akranes. Dopo poco comincia a piovviginare, e ci accompagnerà fino a destinazione. Dopo 23 km. il mio copertone posteriore si arrende al fondo stradale islandese e devo cambiarlo. E' durato qualcosa come 1100 km. Arriviamo ad Akranes speranzosi di trovare un buon campeggio, ma che roba! Chiamarlo campeggio è un'offesa alla categoria! Ci avviamo a cercare l'ostello, ma lungo la strada vediamo il segnale di sistemazione con sacco a pelo. E' nel complesso sportivo, con piscina, della città. Ci danno una meravigliosa stanza, con TV e doccia, per 100 Kr. Incredibile! Dopo pranzo facciamo un giretto in città, e per essere la terza città del paese, è abbastanza ridicola. Rientriamo alla piscina, ed io e Gabri ci concediamo il bagno. ECCEZIONALE! La temperatura esterna e di 11°, l'acqua è a 23°-39°-41°, a scelta. Dopo cena ci concediamo la TV. Ma in Islanda i programmi sono patetici: ci sono solo due canali. Uno fa dei programmi abbastanza normali, l'altro, 24 ore su 24, trasmette, senza immagini, un giochino cretino dove si devono indovinare le parole, chiedendo, telefonicamente, una lettera alla volta. Meno male che si riceve qualche canale estero, persino RAIUNO.
 

Mercoledì 29 Luglio 1998

Akranes-Mosfellsbaer, km. 109,5
Con la sveglia di oggi ci troviamo un tempo, finalmente, soleggiato, e, incredibile a dirsi, partiamo in calzoncini corti e maglietta. Il tempo è finalmente caldo e bello. Per mezzogiorno ci fermiamo dove inizieremo una passeggiata che ci porterà alla cascata di Glymur, che ha il salto più alto d'Islanda con 200 m. di dislivello. Notevole, peccato che è situata in una gola stretta e non si vede bene tutta. Sulla via del ritorno il tempo si guasta: che strano! Non avendo trovato un negozio, dove ce lo aspettavamo, e cioè alla stazione di servizio: c'era solo un ristorante, decidiamo, avendo poco per cena, di arrivare al primo negozio che dista più di 70 km. Lungo il percorso ci becchiamo quello che Gabri voleva provare assolutamente prima di lasciare l'Islanda, e cioè un acqazzone tremendo. Riusciamo ad uscirne quando usciamo dal fiordo, e voltandoci indietro vediamo un cielo da tregenda. Fatta, finalmente la spesa, decidiamo di arrivare al campeggio di Mosfellsbaer, e così facciamo la tappa più lunga del giro. Naturalmente il tempo peggiora anche qui, ma per il momento non piove. Dopo aver montato la tenda, scopriamo che l'acqazzone ha bagnato il sacco a pelo di Gabri. Per lui si preannuncia una notte tragica: infatti si corica completamente vestito, dopo aver cercato di far asciugare il più possibile il sacco a pelo. A quel punto io mi lancio alla ricerca di qualcosa che lo possa far dormire all'asciutto. Dopo un po' di traversie, trovo alle 22:30, anche questa volta, un'anima buona che mi procura un sacco a pelo, una giacca a vento e un maglione. Accettando, naturalmente solo il sacco, ringrazio ancora una volta l'estrema cortesia islandese, e Gabri si può così accucciare in un sacco caldo e asciutto e dice di aver dormito la notte più calda di tutti il giro. A nanna alle 23:30.
 

Giovedì 30 Luglio 1998

Mosfellsbaer-Reykjavik, km. 17,3
La sveglia è, al solito, sotto un cielo uggiosissimo. Partiamo con comodo, dopo aver reso il sacco a pelo, per Reykjavik, che dista solo una decina di chilometri, dove giungiamo alle 11:30. Arriviamo al campeggio e montiamo la tenda, per l'ultima volta, sotto un cielo, se possibile, ancor più uggioso, e infine ecco la pioggerellina fastidiosissima. Prendiamo contatto con casa e riesco persino a beccare la Chiara. Al campeggio ritroviamo, anche, tutte le nostre cose che vi avevamo lasciato alla partenza. Alle 22:30 andiamo a nanna sempre più umidi.
 

Venerdì 31 Luglio 1998

Giro di Reykjavik, km. 18,3
Ultimo giorno del giro in Islanda. La giornata è iniziata con il solito tempo schifoso. C'era umido persino dentro la tenda. Alle 9:00 ci avviamo verso il centro di Reykjavik e andiamo a vedere uno spettacolo di attività vulcaniche islandesi organizzato da uno che ha molto dello scienziato pazzo. E' bellissimo, ne valeva la pena, oltretutto Gabri, dato l'età, non ha pagato il biglietto per uno spettacolo di più di due ore. Per inciso, in Islanda Gabri ha avuto un sacco di sconti, data la sua giovane età di 14enne. Al termine andiamo nel parco cittadino con laghetto, per il pranzo. Il pomeriggio lo dedichiamo ai ricordini, girando per il Mall!, che c'è persino qui!, e per negozi in centro. Peccato che sia tutto molto caro!! Facciamo anche una visita al Perlan, curiosa costruzione, connubio tra servizi tecnologici e tempo libero. E' nata come serbatoio di acqua calda per la città, poi è stata concepita come centro turistico con ristorante (sicuramente il più caro d'Islanda), bar, souvenir, galleria d'arte e bellissimo panorama circolare su Reykjavik e i dintorni. Rientriamo al campeggio, e, dopo cena, facciamo persino quattro passi nei dintorni, e, neanche a dirlo, piovvigina. Riusciamo così a vedere l'ultimo luogo di interesse del nostro giro: le vecchie sorgenti calde dove le donne di Reykjavik andavano a fare il bucato. A nanna alle 22:00.
 

Sabato 1 Agosto 1998

Reykjavik-Keflavik
Neanche a dirlo il tempo fa schifo. Non invidio chi resta e comincia ora le sue vacanze. La mattinata passa a sistemare bagaglio e bici. Prendiamo l'autobus alle 13:15 e, prima di avviarsi per Keflavik, all'aeroporto, si riempie per bene, anche di ciclisti. All'aeroporto il check-in è un casino, ma alla fine facciamo il tutto. E li apprendiamo che partiremo con 1h e 15' di ritardo, che diverranno più di 1h e 30'. La Chiara, quando l'ha saputo, ha tirato giù un bel po' di accidenti. Ora siamo in volo. Fuori vediamo, finalmente, il buio dopo 24 giorni di luce nordica. Dimenticavo di dire che in aeroporto, dato il ritardo, abbiamo fatto uno spuntino destando degli sguardi tra l'incredulo e il demenziale, nei passeggeri in transito, ma il Ciclaspis a questo è abituato.
Con questo si chiude l'avventura del giro cicloturistico d'Islanda, in una terra che sembrerebbe l'antitesi del luogo ciclistico, ma che ci ha dato tante soddisfazioni e meraviglie.
 
 

 torna alla pagina dei Giri

 torna a Ciclaspis