(1)
L'indovinello doveva avere anche una certa diffusione territoriale, come
testimonia una versione dalla provincia di Cremona: Sotta el pont de Bi-a-bà
/ se ghe seent a slavaccià. / L'è na doona verdoulina: / gran
duttur chi l'indouvina (Mari, Savona, Straniero 1985: 246, che lo attingono
da: Rivista delle tradizioni popolari italiane, dir. da A. De Gubernatis,
1894).
(2)
La più nota di queste novelle “eziologiche”, e certamente un
modello cui molte si ispirarono, fu probabilmente quella di Defendente Sacchi
riguardante la “conta” Ara Belara…, pubblicata con un lieto fine nel 1832
e ristampata, con l'aggiunta di un finale tragico nel 1836. Il Biffi interpretava
il testo dell'indovinello come una “ballata popolare del XVI secolo” in ricordo
di un malvagio (tale Isidoro Strongoli, detto il bargniff-bargnaff, residente
al Ponte delle Pioppette e solito idossare una cappa verde arabescata in
rosso) che, spacciandosi per un mago, attirava in casa sua ingenue fanciulle
che poi vendeva ad un nobile vizioso (don Alfonso Carpano). La quasi totalità
di queste trame costruite sulle filastrocche proiettano le loro vicende nell'epoca
della dominazione spagnola a Milano.
(3)
In questo, come in altri esempi che seguiranno, il “raddoppiamento”
di un elemento non è accompagnato solo dal mutamento fonetico di cui
si sta trattando, ma anche da altri mutamenti minori (allungamenti, dissimilazioni…),
che comunque non intaccano il discorso riguardo al fenomeno “pricipale”,
in questo caso, il mutamento in labiale del secondo elemento.
(4) Riportato diverse volte dal “Corriere della Sera” nella pagina degli
spettacoli milanesi nell'inverno 1995-96 (p. es. 8.12.95).
(5)
Egitto, inform. Tarek Elmotwally, studente universitario, di Benha, sul Delta. Raccolta l'8.5.1992.
(6) “H. B., / il signor Mhammed di Baghdad/ lo ha preso e lo ha messo / da qui lassù”.
(7)
Quanti “suoni iniziali” possano essere mutati in questo procedimento
è valutato in modo soggettivo. In qualche caso vengono addirittura
considerate itba:' delle parole completamente diverse e identiche solo
nella terminazione vocalica. Non è raro incontrare, negli studi sulla
formazione delle parole nelle lingue semitiche indicazioni sulla “Reimwortbildung”,
che in tale famiglia appare particolarmente produttiva. Sull' itba:'
dell' arabo, v. Pellat (1957).
(8)
Nel fenomeno dell'itba:' vengono compresi anche casi di parole
abbastanza diverse tra loro, purché “rimate” tra loro, ad esempio
qabi:h' shaqi:h', “bruttissimo, deforme”;
tuttavia, statisticamente, la maggior parte degli esempi sono casi di applicazione
della legge dell'aleph-beth.
(9) Un esempio al di fuori del mondo dei fumetti: ai tempi dell'università,
nel mio gruppo di amicizie vi erano due ragazze dall'identica iniziale per
nome e cognome, e ci si divertiva a recitare un suggestivo “ordine alfabetico”:
Alida Airaghi, Brigitte Bardot, Carla Cadin…. Anche qui l'effetto era ottenuto
con l'iterazione.
(10)
Con una presa di posizione già espresa da R. Lepsius (1835) e ripresa qualche tempo fa da W.C. Watt (1987).
(11) Mi è capitato di sentire una domestica che “normalizzava” in Spic e Spac.
(12)
La grafia è la stessa di Winkler, anche se in qualche caso
sospetto errori di stampa (p. es. ditche datche o tweedulum twadlum). Ovviamente
sarebbe inutile indagare l'esatta localizzazione articolatoria di i e a in
tutte queste lingue. Ciò che importa è la chiusura e anteriorità
della prima vocale, contrapposta ad una maggiore apertura e centralità
della seconda.
(13)
Per questa celeberrima filastrocca, sembra inevitabile che si debba
risalire ad una fase in cui vi era solo mutamento vocalico i > o ma non
consonantico (qualcosa come kikkì kokkò), vale a dire fino
in epoca latina. E mi viene da chiedermi se in origine non ci fossero due
parole latine dotate di senso, *quidquid quodquod.
(14)
Un'apparente eccezione: Ping, Pang, Pong, tre personaggi di Turandot
che in tale ordine vengono citati nell'elenco dei personaggi e da un coro
nel I atto. Tuttavia in quest'ultimo caso la posizione di Pong in fondo al
verso è condizionata dalla rima successiva con gong. E nel II quadro
del II atto, senza costrizioni di rima, abbiamo: Ecco Ping! Ecco Pong! Ecco
Pang!
(15)
Nella sterminata letteratura al riguardo, mi limito a rimandare alle
indicazioni di Jakobson-Waugh (1979: 177-204) e alla bibliografia ivi citata,
nonché al recente lavoro di Hinton et al. (1994).
(16)
Non essendo il testo vocalizzato, le vocali brevi sono ipotetiche.
(17)
Questa stessa denominazione di “siriaco” veniva adoperata nel XVII
sec. dal dotto egiziano al-Sharbi:ni: per alludere
a quello che noi oggi chiamiamo baby-talk. Cf. in I. Goldziher 1879, 609-10:
«L'espressione nmnm appartiene al linguaggio del bambino piccolo quando
ha fame e dice nmnm o buf (con la u sulla b e il suku:n sulla f), perché,
come si sa, egli si esprime diversamente da un adulto, e per indicare il
suo linguaggio prima che sia in grado di esprimersi compiutamente, si dice
che parla “in siriaco” (bi 's-surya:niyya:)» (trad. mia).